Pronunciare un discorso commemorativo durante un funerale è un compito significativo che richiede profondo rispetto e tatto. Con le parole giuste possiamo onorare la memoria del defunto e offrire conforto a chi resta, creando un senso di unione e vicinanza.
Questo articolo nasce per aiutare chi deve affrontare questa responsabilità. Continuando a leggere scoprirete le principali linee guida per prepararvi e scrivere un discorso funebre autentico, appropriato e curato. Inoltre, troverete esempi e suggerimenti per organizzare i pensieri e gestire l’ansia del momento. Prima di entrare nei dettagli, però, capiamo meglio di cosa stiamo parlando passando in rassegna l’evoluzione dell’elogio funebre nel tempo.
Il discorso funebre nel tempo
Il discorso funebre, noto anche come epitaffio, discorso commemorativo o elogio funebre, ha origini antiche e risale alla Grecia classica. Inizialmente, veniva pronunciato pubblicamente durante le cerimonie di sepoltura dei soldati caduti in guerra (ἐπιτάφιος λόγος), per poi estendersi come omaggio dedicato anche anche alle singole persone (ἐπιτάφιος).
Nella Roma antica, la laudatio funebris si teneva di fronte alla comunità per ricordare pubblicamente le virtù e le imprese della persona scomparsa. Questo elogio veniva spesso pronunciato da un parente, un amico stretto o un oratore assumendo un ruolo di rilevanza politica e sociale, soprattutto nel caso di cittadini di spicco.
Infine, con il cristianesimo, il discorso funebre entrò nei riti del commiato con una sfumatura diversa: era meno incentrato sui successi terreni e più sulla salvezza dell’anima e sull’importanza della vita eterna. In questo contesto, il tributo veniva spesso accompagnato da preghiere e letture di testi sacri, arricchendo la cerimonia di una dimensione spirituale.
A cosa serve l’elogio funebre.
L’elogio funebre ha uno scopo preciso: celebrare la vita di chi è venuto a mancare, rendendo onore alla sua memoria in modo personale. Non si tratta solo di un momento formale o di una tradizione legata al commiato, ma di un’occasione per raccontare e condividere l’impatto che il defunto ha lasciato nelle vite di chi l’ha conosciuto.
Attraverso la condivisione di aneddoti, momenti vissuti insieme, traguardi raggiunti o la lettura di poesie e preghiere, chi pronuncia il discorso commemorativo ha la possibilità di mettere in luce qualità e valori della persona deceduta.
È così che il discorso funebre diventa un grande aiuto per tutti i presenti: è un momento per rendere omaggio, elaborare il dolore e trasformarlo in un’espressione di affetto e gratitudine. Ecco che le parole diventano un legame, un filo che unisce chi è ancora presente con chi è scomparso, creando una rete di conforto e di solidarietà. Capiamo quindi meglio come prepararsi e scrivere un elogio funebre.
Come prepararsi a scrivere un discorso funebre
Un discorso funebre deve essere personale e sentito, capace di toccare il cuore dei presenti e di evocare i momenti e le qualità che rendevano il defunto speciale. Per raggiungere questo scopo è utile raccogliere pensieri e ricordi personali: ritagliarsi un momento di introspezione, in cui riflettere su ciò che davvero si desidera condividere. Ecco alcuni suggerimenti su come prepararsi al meglio.
- Prendetevi il tempo necessario: prima di scrivere, sedetevi in un luogo tranquillo e concedetevi il tempo per pensare alla persona che è venuta a mancare. Quali sono i ricordi più vivi che emergono? Ci sono parole, espressioni o momenti specifici che ricordano la sua presenza nella vostra vita? Lasciatevi guidare da queste immagini, senza forzature.
- Confrontatevi con familiari e amici: un buon discorso funebre è fatto di piccoli dettagli che riportano alla memoria abitudini, interessi e traguardi della persona. Raccogliete da parenti e conoscenti le informazioni che mettono in luce questi aspetti e che aiutano a creare un ritratto sincero.
- Identificate i valori e le qualità distintive: pensate a quali erano i tratti principali della persona. Era generosa, alla mano, o forse determinata e saggia? Individuare queste qualità vi aiuterà a dare un filo conduttore al discorso, rendendolo coerente.
- Fissate le idee: scrivete pensieri, ricordi e storie man mano che affiorano. Non preoccupatevi dell’ordine o della forma: l’importante è avere una raccolta di idee e spunti da cui partire. Solo dopo potrete organizzarli in una sequenza che renda il discorso fluido e naturale.
Come scrivere un elogio funebre
Una volta raccolte le idee, seguire una struttura vi aiuterà a dar loro ordine e a rendere il discorso significativo. Un buon discorso funebre si compone di tre parti principali: l’introduzione, il corpo centrale e la conclusione. Passiamo in rassegna ciascuna di esse nel dettaglio e capiamo con esempi pratici come arricchirla.
Introduzione
L’introduzione è il momento per presentarsi e spiegare il legame con il defunto, creando così una connessione emotiva con chi ascolta. Sì alla semplicità, ma ricordatevi che è importante condividere il motivo per cui vi sentite privilegiati nel parlare di quella persona. Può essere utile anche ringraziare i presenti e accennare a ciò che verrà condiviso nel discorso.
Esempio:
“Mi chiamo Giuseppe e sono il nipote di nonno Alberto. Considero un onore essere qui oggi a condividere con voi alcuni ricordi che mettono in luce la sua forza e la sua gentilezza, qualità che hanno arricchito la mia vita e quella di tutti coloro che lo hanno conosciuto. Ho sempre considerato la sua presenza come un dono, e oggi desidero celebrare con voi la sua vita.”
Corpo centrale
Questa è la parte più importante e intima del discorso, dove raccontare episodi, aspetti caratteristici della persona o riflessioni che aiutano a ricordare le peculiarità del defunto. Sono proprio i piccoli dettagli a renderlo riconoscibile e dare un’immagine veritiera dello stesso, rendendo il discorso più coinvolgente.
Esempio:
“La nonna amava profondamente cucire, ma non cuciva solo per sé: ogni occasione era buona per fare un orlo alla nipote o confezionare una tovaglia per la tavola delle feste. Era sempre all’opera e non perdeva mai l’occasione di insegnarmi qualche trucco del mestiere. Ricordo che mi diceva sempre Cucire è come raccontare una storia: ogni punto è un segno d’affetto, un pezzetto di te che si fissa su un tessuto. Rosa era fatta così: trovava sempre il tempo per gli altri, che fosse con ago e filo o con una parola gentile. Per lei ogni occasione era un’opportunità per prendersi cura delle persone che amava, in quel modo tutto suo, sobrio e gentile. Guardando indietro, mi rendo conto di quanto quegli attimi del tutto semplici fossero preziosi. Era come se la nonna, con quei piccoli gesti, ci dicesse ogni giorno quanto fossimo importanti per lei.”
Conclusione
La parte finale è l’occasione per offrire un ultimo saluto, qualcosa di breve ma sentito che lasci un messaggio di serenità e conforto. Potete includere una frase che la persona amava, una citazione, una preghiera, o semplicemente un augurio di serenità per chi rimane.
Esempio:
“Oggi siamo qui per salutare il nostro amato fratello, ma trovo conforto nel pensare che la sua presenza sia fissata nelle nostre menti e che i ricordi con lui continueranno a far parte di noi. Grazie Giuseppe per tutto ciò che ci hai trasmesso. Continueremo a onorare il tuo ricordo e a portare avanti i tuoi insegnamenti. Che tu possa riposare in pace.”
Quale linguaggio adottare durante un discorso funebre
Quando si scrive un elogio funebre, le parole da usare devono essere scelte con cura per riflettere il carattere della persona scomparsa, rispettare il tono dell’occasione e aiutare i presenti a sentire il calore e l’autenticità delle parole. Ecco quindi una carrellata di linguaggi tra cui scegliere per rendere omaggio nel modo più adeguato.
Linguaggio formale
Un linguaggio formale può essere indicato in contesti dove si vuole onorare il ricordo in modo composto e sobrio, magari per una figura rispettata o in un’occasione dove è presente un pubblico ampio. Il linguaggio dovrebbe essere scelto con attenzione, evitando espressioni troppo colloquiali e mantenendo una certa compostezza. Anche se formale, il discorso deve rimanere personale e non impersonale.
Linguaggio intimo
Un discorso più intimo e affettuoso può essere adatto in un ambiente raccolto, magari per commemorare un familiare o un amico stretto. In questo caso, è importante far emergere ricordi e sentimenti condivisi, scegliendo termini caldi e semplici che creano maggiore vicinanza emotiva.
Linguaggio informale
Per commemorare una persona gioiosa, che amava ridere o far ridere, può essere appropriato adottare un tono lievemente umoristico, senza mai eccedere. Inserire qualche ricordo divertente e simpatico può restituire il lato solare e spensierato del defunto, rendendo il ricordo più vivo.
Linguaggio riconoscente
Se volete esprimere il valore e l’impatto che la persona deceduta ha avuto nelle vite di chi l’ha conosciuta, optate per parole di gratitudine. Questo approccio è adatto a esprimere apprezzamento verso una figura che ha contribuito in modo significativo al benessere degli altri, come un genitore o un amico caro.
Cosa evitare nel discorso funebre
Durante un discorso commemorativo è meglio evitare di:
- usare un linguaggio distaccato. Ad esempio, invece di dire “una persona magnanima e altruista,” potrebbe essere più efficace dire “una persona dal cuore grande”.
- enfatizzare il dolore. Mostrate affetto e sincerità senza soffermarvi su quanto state soffrendo. In questo modo aiuterete chi ascolta a vivere l’emozione in modo sereno e personale.
- fare riferimenti inappropriati: che si tratti di credenze religiose o altro, meglio usare espressioni di conforto e speranza prive di riferimenti espliciti, soprattutto in presenza di un pubblico eterogeneo o di credi religiosi diversi.
- addentrarsi in dettagli troppo personali. Scegliere con cura gli aneddoti da condividere permette di schivare momenti imbarazzanti e non offendere o mettere a disagio i presenti.
- parlare troppo di voi stessi. L’ elogio funebre è un tributo alla persona scomparsa e non il racconto delle esperienze personali di chi parla. Anche se è naturale includere qualche ricordo, il focus deve rimanere sul defunto e sull’impatto che ha avuto sugli altri.
- essere prolissi: un buon elogio deve essere personale ma conciso. Entrare troppo nei dettagli può distrarre e rendere il discorso difficile da seguire.
Come gestire l’ansia durante il discorso
Se parlare in pubblico può creare disagio a cose normali, è bene essere consapevoli che farlo nel corso di una cerimonia funebre può essere ancora più impegnativo. È del tutto normale. Questi alcuni consigli che possono aiutare a gestire l’ansia legata a questo contesto.
- Prendetevi un momento per tranquillizzare la mente: prestate attenzione alle sensazioni che si manifestano (battito accelerato, sudore, respiro affannato, la voce spezzata) e prima di parlare, provate a fare qualche esercizio di respirazione. Nello specifico, spostare il respiro da toracico ed alto a diaframmatico e basso vi aiuterà a calmare i pensieri e le tensioni muscolari.
- Arrivate il più riposati possibile ed evitate di consumare troppa caffeina prima per fare in modo che il ritmo cardiaco non sia troppo elevato
- Fate una prova: potete simulare il discorso con un familiare o un amico prima della cerimonia.
Speriamo che questa guida vi sia stata di supporto nella preparazione e nella scrittura di un discorso funebre autentico, capace di toccare i cuori di chi ha amato e conosciuto chi è venuto a mancare.